Anatemi scagliati verso i nemici, nomine di cavalieri  e minacce insurrezionali. No, non siamo tornati in epoche antiche grazie a chissà quale marchingegno dalla sofisticata tecnologia ma semplicemente ci siamo proiettati nella realtà del popolo leghista.

Pochi giorni fa re Umberto tra una folla festante vestita di tutto punto con abiti d’epoca rinascimentali nominava  i nuovi Cavalieri Crociati di Martinengo  alzando dapprima lo spadone verso il cielo facendolo brillare al sole padano e poi abbassandolo sulle spalle di coloro che avevano meritato cotanta investitura. Il clima era quello dei grandi avvenimenti, l’evento presentato come  epocale aveva riunito tutto il popolo padano che incitato dal suo leader urlava inneggiando  alla grandezza della propria terra d’appartenenza.

 

 

Il Senatour dal palco riprendeva poi il discorso di inizio cerimonia scagliandosi contro tutti i nemici del federalismo e del popolo leghista, auspicava il ritorno sui propri passi dell’ ex leader di Alleanza Nazionale e si scagliava contro Casini, leader dell’ Udc , rifiutando ogni possibile idea atta a non far terminare la legislatura in anticipo e  far sprofondare il Paese in una crisi ancor più grave che non sarebbe solo politica (ammesso che non ci sia già) ma che farebbe aumentare ancor più l’incertezza nei cittadini, unica cosa che regna veramente sovrana nel Paese.

Stendere tappeti rossi per eventi privi di significato presentati come epocali,  fare proclami secessionisti privi di ogni logica razionale ed innalzare le masse contro chiunque la pensi diversamente sono sintomo di una politica populista che non può stare bene alla maggioranza degli italiani che hanno coscienza civile e senso d’appartenenza al Paese.

La democrazia populista è una pericolosa deformazione di quella liberale; il leader trova la sua forza dallo stretto legame che ha con il suo popolo e dal radicamento che ha sul territorio. Chi fa del populismo una scelta politica necessita di un nemico da combattere facilmente individuabile in chi si oppone anche minimamente alle sue logiche, indipendentemente dalla natura e dalla bontà delle sue considerazioni.

Per questo è da auspicare che il dialogo torni al centro della scena politica italiana, perché solo confrontandosi con coscienza si possono trovare le opportune soluzioni per mettere fine realmente al triste momento che sta vivendo l’ Italia facendo cessare così gli  inutili proclami populisti.

 

Francesco Aiello

Cari Amici,

da qualche giorno, si è tornato a parlare con grande insistenza del Partito della Nazione. Ma come vogliamo che sia questo partito? Che partito vogliono gli italiani?

Sembreranno domande banali, scontate. Ma non voglio dare nulla per scontato e, per far sì che nasca un partito che sia il più vicino possibile ai cittadini, vi invito a complilare un questionario, predisposto da Lorien Consulting. Non è certo con i questionari che si risolvono i problemi, lo so. Ma questo potrebbe essere il primo passo per la costruzione di un partito nuovo, che si basi sulla partecipazione e la condivisione di idee. Di tutti.

Cliccando sul banner qui sotto, vi troverete nella pagina dedicata all’indagine che è stata preparata, sull’opinione politica in generale e sui sentimenti verso il Partito della Nazione che si appresta a nascere.

Buon questionario! 🙂

Da un recente sondaggio commissionato da Ipr-Repubblica, la possibilità di avere nello scenario politico italiano un “terzo polo” costituito da UDC, Alleanza per l’Italia, Finiani e MPA, convincerebbe il 22% dell’elettorato. Un cifra non indifferente, tenendo conto che si tratterebbe di una forza politica nuova e che si va a scontrare con il 41% del Centrodestra e il 36% del Centrosinistra. Naturalmente, non bisogna vivere di sondaggi, come fa qualcun’altro, ma comunque è un dato indicativo di una situazione che diventa sempre più insostenibile; questo bipolarismo asfissiante comincia a stancare anche gli italiani. Basta con gli estremismi: è il momento di assumersi le proprie responsabilità e ammettere che da soli (riferito alla maggioranza) non è possibile andare avanti. Con questa situazione attuale, dove c’è una sorta di guerra di tutti contro tutti, è necessario fermarsi, riflettere e COLLABORARE nei distinti ruoli di maggioranza e opposizione, per il bene del nostro Pease. In questo momento, l’Italia ha bisogno di riforme urgenti, di riforme strutturali, che come dice il Presidente Casini, sono necessarie ma portano ad una perdita di consensi: ed allora, almeno per una volta, non si pensi all’1% in più o in meno, ma si pensi all’Italia e agli italiani, cercando di trovare la più ampia intesa capace di risollevare le sorti di un paese che di questo passo è destinato a finire nell’oblio.

In una di queste calde sere d’estate, passeggiando sul lungomare del mio paese (Maiori), in particolare verso Costa d’Angolo, ho notato qualcosa molto simile ad un gatto che si divertiva ad arrampicarsi sugli alberi che costeggiano il lato mare. Pensavo fosse una mia allucinazione, e siccome un gatto non ha quelle velocissime capacità motorie, ho pensato allora che fosse realmente un “grazioso” topolino. Ne ho avuto la conferma quando è sceso da un albero e mi è passato indisturbato davanti, salendo con velocità sull’albero che sovrasta la panchina dove ero seduto. Premetto che i topi, non mi fanno paura, ma immagino se in quel momento al mio posto ci fosse stato seduto un turista, che mentre si godeva la frescura proveniente dal mare, si ritrovava un topo sulla panchina a godersela con lui: sarebbe stato uno spettacolo davvero divertente sotto alcuni punti di vista, ma indecente e vergognoso sotto altri.

Faccio appello a chi di dovere, affinchè si faccia qualcosa, in particolare a qualche esponente della maggioranza, che qualche tempo fa scriveva ironicamente: Benvenuti a topolandia. Ora che si è al governo del paese, capisco che è più difficile fare ironia, ma si abbia almeno la stessa attenzione, di quando si faceva opposizione, verso alcune problematiche mai risolte!

‘Riceviamo e pubblichiamo’:

Questa è la testimonianza di un cittadino dell’isola d’Ischia che vede ormai ogni giorno articoli sul web o servizi televisivi che parlano di Ischia ormai per partito preso e senza verificare le notizie.
A tutti quei giornalisti che guadagnano stipendi col passaparola diffamando tutto e tutti: CAMBIATE MESTIERE! Migliaia di famiglie ve ne saranno grate, e vi spiego subito il perché:
1° Non conoscete minimamente com’è fatta l’isola ne il suo passato e confondete e mescolate fatti accaduti in un comune con fatti successi in un altro comune a distanza di anni, riportando notizie sempre più false.
2° Non conoscete gli abitanti dell’isola e parlate di noi come se fossimo tutti milionari che fanno delle costruzioni abusive (soprattutto ville con piscine) il loro passatempo preferito.
3° Non conoscete l’economia dell’isola e come la gente si spezza la schiena per guadagnarsi il pane esattamente come in tutti i posti turistici del mondo.
L’insieme di queste 3 cose mescolate a qualche altra cavolata sparata non si sa per quale arcano motivo dal sig. Bertolaso qualche mese fa dicendo addirittura che il nostro monte Epomeo “ha il colpo in canna” (traduzione: sarebbe in procinto di eruttare (come un politico dopo un pranzo gratuito a spese della popolazione)), ha danneggiato spero non irreparabilmente l’immagine di un’isola ancora bellissima e sempre più attrezzata al ricevimento turistico anche se…
Tra poco forse non sarà più così, perché centinaia di famiglie di onesti lavoratori potrebbero essere costrette a lasciare l’isola e a sistemarsi altrove perché…
GIUSTAMENTE lo stato ha aperto gli occhi DOPO 30/40 ANNI di cecità totale sul nostro territorio, ma INGIUSTAMENTE sta incolpando la popolazione di quello che è accaduto nel tempo e le sta presentando il conto.
L’isola d’Ischia è sottoposta a vincolo paesaggistico totale da oltre 25 anni, il che significa che dal 1984 circa sull’isola d’Ischia non si sarebbe dovuta muovere neanche una pietra senza il permesso della soprintendenza, ma come potete immaginare le cose non sono andate in quel modo, e a farne le spese sino ad oggi sono state solo famiglie di gente comune.
Ma il campanello d’allarme è stato suonato oltre 50 anni fa da tantissime persone che di anno in anno vedevano l’isola sempre più cementata da… sapete cosa?
«Dei 560 letti in alberghi, pensioni, locande del 31 dicembre ?49 si è saliti, in sette
anni, ai 2.276 con cui l?isola d?Ischia inizia la nuova stagione turistica(1957). Dai
26 esercizi alberghieri (dei quali nessuno di lusso e di prima categoria) si è passati
a 54 esercizi (tra i quali possono annoverarsi tre alberghi di lusso e sei di prima
categoria).
Continua a “salire” Ischia ed il costante aumento delle sue capacità ricettive, il
sorgere, accanto ai più moderni alberghi e stabilimenti termali, di una serie di minori
iniziative alberghiere e di nuovi confortevoli impianti per lo svago ed il divertimento,
fa presumere che, se opportunamente sarà contenuta qualche non intelligente
tendenza all?incremento dei prezzi, provocata dalla euforia del momento, anche
il terzo cielo, quello della stabilità e della sicurezza di una affezionata clientela di
soggiorno e di cura, potrà essere dall?isola raggiunta». (Lettera da Ischia anno primo
n. 4 – 1957/58)

poi…

Nell’isola d’Ischia – che ha una capacità ricettiva di circa 24mila posti-letto “ufficiali” e circa 3 mila imprese registrate dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Napoli nel 2007 di cui 753 alberghi e ristoranti e 1786 esercenti il commercio all’ingrosso ed al dettaglio – la forza lavoro disponibile è di circa 13 mila lavoratori di cui circa novemilacinquecento lavoratori stagionali iscritti al Centro per l’Impiego che entrano ed escono dallo stato di disoccupazione usufruendo con sei mesi di lavoro dell’indennità di disoccupazione del 60 per cento dell’ultimo stipendio per gli altri sei.
Questi lavoratori sono “precari a vita” o “iperprecari” nell’isola che ha raggiunto uno sviluppo “ipermaturo” e costituiscono la nuova classe operaia del XXI secolo nell’isola che da terra di emigrazione è diventata terra di immigrati che sono circa 1000 regolarmente iscritti al Centro per l’Impiego. Questa classe operaia di “iperprecari” non canta più o forse non conosce nemmeno “Bandiera rossa”. Non si sente rappresentata dai sindacati e non vi aderisce nella stragrande maggioranza. Anzi teme che l’iscrizione al sindacato possa “segnalare” un demerito o addirittura un “timore” per una assunzione stagionale presso un imprenditore locale.
Se questa è la classe operaia l’imprenditoria locale teme per il futuro nel tempo della globalizzazione, della competizione mondiale, della rivoluzione della telematica. Così come l’operaio teme per il mancato salario il capitalista teme per il mancato profitto. L’incertezza per il futuro sembra il sentimento prevalente nell’animo del lavoratore e dell’imprenditore.
Io direi anche che in altri 3 anni i numeri saranno ancora aumentati.
E si finisce con…
Casa, dolce casa (ancora una utopia per molti isolani) *
Finché la barca va, c?è assenza di pericolo per tutti. Se il tempo volge
al peggio, domina il «si salvi chi può»: in tali frangenti ci si accorge di
quanto sia difficile per alcuni ciò che ad altri riesce facile; la vita appare
prodiga soltanto per pochi e coloro che non si trovano nel numero degli
eletti affondano nell?indifferenza oppure in un protendersi inutile di braccia
(promesse e cumuli di parole …).
Si respira atmosfera simile, se si considera quanto si sta verificando in
questi ultimi tempi sull?isola, con provvedimenti sull?edilizia privata che
colpiscono all?improvviso e che in fondo nella loro logica e astrattezza
sono pienamente legittimi e suscettibili di approvazione.
La circostanza negativa balza evidente, quando cominciano a farsi paragoni
tra il presente ed il passato od anche in analoghe situazioni attuali.
Per troppo tempo sono mancate direttive precise, per troppo tempo non
c?è stato il necessario coordinamento: in questa fase ha trovato soprattutto
spazio il non isolano e chi già poteva contare su una sicura base economica.
Oggi il miglioramento del tenore di vita mette molte altre famiglie
nelle condizioni di poter avere una casa, nella prospettiva di sfuggire alle
difficoltà di ricerca e di alloggiare fra mura più convenienti. Purtroppo si
cozza contro il passato (l?eccessiva occupazione del territorio) e contro la
persistente mancanza di norme eque, tali cioè che non privilegino sempre
classi sociali ben solide economicamente (gli indici di fabbricazione pongono
limiti eccessivi per molti proprietari di terreni).
La casa – pur conservando la sua prerogativa di bene di rifugio e di
investimento – diventa una utopia per coloro che la vedono quale bene di
prima necessità, in un?isola che d?estate assume caratteristiche di grande
eleganza.
Tanti cantieri chiusi … Il provvedimento fa notizia ed esce dall?ambito
locale in un contesto che non pone differenze ed accomuna tutti sotto un
identico obiettivo. Ma non ci si può nascondere che dietro ciascun caso è
presente una situazione diversa, uno scopo che stacca i vari aspetti di un
problema che normalmente dovrebbe essere considerato unitario.
A monte di tale problema bisogna porre la pubblica amministrazione
con la sua scarsa sensibilità, in tanti anni, verso le esigenze di una popolazione
in continuo aumento, sicché o non si è intervenuto per frenare
certi abusi o sono mancati interventi per permettere a tutti di operare nella
legalità. C?è peraltro anche un indirizzo generale di interpretazione, di
mentalità e operosità, che va corretto: il turismo resta senz?altro il punto
decisivo intorno al quale occorre lavorare, ma riferimento deve avere anche
la nostra vita di indigeni con tanti problemi, con tante esigenze …
* Raffaele Castagna, in Ischia Oggi n. 2/1960
Corriere dell?isola d?Ischia n. dicembre/1960
Ischia Oggi n. 2/1971

Ma questo è un articolo del 1960 o sbaglio? E da allora cosa è cambiato?
Poco e tanto allo stesso tempo…
Certo che in 50 anni di case ne sono state costruite tante e direi anche diverse ville, e qualche famiglia isolana ha fatto le sue fortune col cemento…
Ma non è così per la maggior parte di noi, soprattutto le giovani famiglie, spesso le giovani coppie prendono casa in affitto o si arrangiano modificando un po’ le vecchie mura familiari convivendo coi genitori di lui o lei, insomma di chi ha la possibilità di ospitare al meglio, e c’è chi possedendo un pezzo di terra prova a farsi giustizia da solo e costruisce casa, e lo fa col terrore che qualcosa possa andar male (vedi denunce… penali, multe salatissime, ,ed oggi aggiungiamo anche la demolizione) ma con l’unica e sola speranza di dare un tetto ad una famiglia che prima o poi si va allargando, ed allora la disperazione fa compiere anche questo, una costruzione abusiva!!!
Certo che un padre di famiglia deve essere proprio pazzo se crede di risolvere in modo così semplice un problema così complesso, tanto complesso che viene esposto da oltre 50 anni e nessuno ha trovato la soluzione!
Io non vedo colpevolezza in un abuso di necessità, se fatto in maniera non pericolosa per se e per il prossimo non vedo perché oggi dopo 40 anni in cui lo stato è risultato inadempiente si debbano demolire case di povera gente che non possiede altro che quello, e purtroppo è già successo ad Ischia ed anche alla vicinissima Procida, risultato, 4 famiglie sono state catapultate per strada ed a nessuno al governo è fregato niente, ci sono ancora moltissime demolizioni da fare e moltissime famiglie verranno sacrificate, e se qualcuno pensa che verranno demolite le ville con piscina costruite a strapiombo sul mare oppure alberghi con piscine nati abusivamente e cresciuti sempre più abusivamente si sbaglia di grosso, a pagare come sempre saranno i deboli, come ormai avviene da decenni nel nostro paese.
Salvate le prime case, se proprio volete essere per una volta giusti demolite il resto, ma lasciate in pace la povera gente che da mesi ormai vive nel terrore di ritrovarsi senza tetto e con tanti debiti  (quasi dimenticavo di dire che spesso date le condizioni di lavoro stagionali si fanno dei debiti per costruire, e spesso sono coppie giovani che compiono questo passo).
Se volete trovare un colpevole aprite gli occhi!!!
Ma come è possibile che in un comune dove ci si conosce quasi tutti si possa costruire sfuggendo all’occhio di chi controlla il territorio?
Se il tuo vicino o nella tua zona spunta una casa nessuno vede niente? Il comune dov’è, le forze dell’ordine dove sono? Io vi assicuro che ancora oggi se ne fregano, si limitano (per guadagnare voti o coprire amici e parenti)  a segnalarlo al piano superiore!
E visto che le segnalazioni di abusi arrivano alla provincia e poi alla regione e poi alla nazione  (con  ritardo ma costantemente e in modo incrementale) perché gli addetti non si muovono?
L’isola può ancora salvarsi ed è ancora un diamante nel mediterraneo, basta solo tanta umiltà e tanto buon senso nell’amministrarla e a chi scrive articoli o fa servizi alla tv tanta onestà e obiettività, invece chi la governa la vede come una miniera d’oro, e non si rende conto che la ricchezza non è solo un conto in banca che cresce di anno in anno, e chi ne parla male lo fa forse per antipatia o non si sa per quale ragione, ve lo ripeto per l’ultima volta:
ISCHIA  NON HA VULCANI CHE POSSONO ESPLODERE DA UN MINUTO ALL’ALTRO
ISCHIA NON FRANA PERCHE’ CI SONO TROPPE CASE ABUSIVE, MA PERCHE’ ALCUNE  ZONE DOVREBBERO ESSERE MESSE IN SICUREZZA E CIO’ NON E’ MAI ACCADUTO DA PARTE DI CHI CI GOVERNA
ISCHIA NON E’ UN’ISOLA PIENA DI VILLE CON PISCINA A STRAPIOMBO SUL MARE, QUELLE SONO QUASI TUTTE VILLE DI CHI CI VIENE IN VACANZA E CHI CI VIENE IN VACANZA NON VIVE AD ISCHIA
GLI ISCHITANI NON SONO UN POPOLO DI MILIONARI CHE AMANO DISTRUGGERE IL PROPRIO TERRITORIO FACENDO DELL’ABUSIVISMO EDILIZIO LO SPORT POPOLARE.

Questa storia dell’abusivismo edilizio deve finire questo è certo, ma non deve scrivere la parola fine a tante famiglie fatte di gente onesta.

Qualche giorno fa (era il 14 giugno) una notizia è comparsa su Reuters . La news economica, nonostante la sua potenziale enorme importanza, non è però stata inserita tra le prime pagine e, cosa ancor più inusuale, è stata data in maniera “secca” e, cioè, senza alcuna spiegazione tecnica o alcun commento specifico relativo al fatto accaduto. Di seguito, per permettere ai nostri lettori di farsi un’idea precisa, riportiamo in maniera integrale il lancio di Reuters

Fonte: Reuters
Titolo: Italia, specialisti disertano riapertura Btp in asta venerdì

È andata deserta la riapertura odierna dei titoli del Tesoro italiano in asta venerdì scorso. Nessuno dei primary dealer ha avanzato offerte, lasciando l’ammontare complessivo invariato alla cifra di 7,001 miliardi collocata venerdì.

Il Tesoro aveva messo a disposizione l’importo supplementare di 1 miliardo di euro per il Btp giugno 2015, di 174 milioni per il Btp febbraio 2017 e di 126 milioni per il Btp febbraio 2037

La notizia, data in questo modo, può lasciare spazio ad un numero corposo di illazioni e considerazioni anche catastrofiste. Di primo acchito, difatti, si potrebbe valutare i dati riferiti in maniera molto negativa ed allarmante, sintetizzando la mancata vendita dei Btp con un futuro default già previsto per l‘Italia dopo la debacle della Grecia e gli imminenti crolli preventivati per Spagna e Portogallo. I grossi investitori, infatti, evitano di acquistare i Btp (titoli di stato) qualora vengano proposti da economie nazionali reputate a rischio o comunque poco affidabili. Vendere pochi Btp è un dato, non venderne nemmeno uno può particolarmente significativo. Ciò che colpisce, comunque, è il fatto che nell’articolo non ci sia alcun riferimento al rendimento effettivo di tali titoli (è anche in riferimento a quel dato, e cioè a quanto frutteranno in futuro, che i Btp risultano più o meno appetibili). Onde evitare mistificazioni ed avventate conclusioni negative, ci siamo affidati al parere di due esperti del settore. Il primo è Luigi Cobianchi, consigliere d’amministrazione dell’immobiliare del gruppo Bancario Banca di Credito Popolare.

Per leggere le interviste visita www.julienews.it

In questi giorni stiamo arrivando alle battute finali della trattativa tra Fiat e i Sindacati relativamente al futuro industriale dell’impianto sito a Pomigliano d’Arco.
Dopo l’incontro di venerdi scorso, quasi tutti i sindacati hanno concluso l’accordo con la Fiat, solo la Fiom è apertamente contraria mentre la Cgil sembra nicchiare: la soluzione è stata quella di indire un referendum e lasciare che siano i lavoratori dello stabilimento a decidere.

Per comprendere bene l’importanza di questa trattativa dobbiamo considerare che questo sito industriale dà lavoro direttamente a 5000 persone, senza contare l’indotto che conta almeno altre 10.000 persone, e per poterlo rendere competitivo, la Fiat intenderebbe investirci 700 milioni di euro.

I sindacati è giusto che facciano il loro lavoro, ovvero tutelare i lavoratori, ma devono anche rendersi conto del mutato rapporto mondiale e che il mercato è molto più competitivo di prima. A livello globale, l’Italia non è più il primo mercato per la Fiat, che vende molte più auto in Brasile (oltretutto un paese con tassi di crescita enormi) e presto si apriranno i mercati americani, dove la Chrysler grazie alla cura di Marchionne sta rinascendo, tanto che i sindacati americani pubblicamente hanno solo parole di elogio per il manager italiano. I concorrenti lavorano con tassi di produttività molto superiori allo stabilimento di Pomigliano (ma inferiori ad altri stabilimenti Fiat come quello in Polonia, in Serbia o a Melfi in Italia) e con costi molto inferiori.
Le stesse competenze, se prima erano specifiche di poche nazioni, ora sono facilmente replicabili ovunque, e il rischio concreto è che questi 700 milioni di Fiat e questi posti di lavoro vengano spostati all’estero, come stanno facendo molte altre aziende (ad esempio la Glaxo o la Bialetti giusto per citarne un paio, ma potrei ricordarne tante altre).
Di questo se ne sono resi conto gli altri sindacati che hanno accolto positivamente la volontà di Fiat di investire, e anche i politici si accodano a questa decisione.
Infatti se Casini afferma che è assurdo non firmare esponendosi in prima persona, anche gli altri politici seguono la stessa opinione del leader centrista affermando come fanno Sacconi, Bersani e altri che è necessario firmare questo accordo.

Quel che più preoccupa è il suicidio, a mio avviso, annunciato da Cremaschi della FIOM, che afferma che il suo sindacato non firmerà l’accordo anche se i lavoratori, con il referendum sopradetto, si esprimeranno a favore dell’accordo con Fiat.
E questo mi preoccupa perchè mostra un sindacato che preferisce fare politica, tradendo la sua vocazione, il suo scopo e soprattutto il mandato di chi lo compone, ovvero essere portavoce della volontà dei lavoratori.
Soprattutto è preoccupante che un sindacato dica espressamente di volere ignorare la volontà dei suoi aderenti, creando quindi una frattura tra la base e i vertici che assurgono a dei dittatorelli da repubblica delle banane.